Libertinismo in pillole

Un doge infame, Sodomia e nonconformismo sessuale a Venezia nel Settecento

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Un doge infame, Sodomia e nonconformismo sessuale a Venezia nel Settecento

Ho terminato la lettura di “Un doge infame” di Tommaso Scaramella, appena edito da Marsilio. Ecco perché lo consiglio…

“Un doge infame” è innanzitutto un viaggio nella vita pubblica e intima di Alvise V Sebastiano Mocenigo (1726-1795), eminente uomo politico veneziano, e candidato all’ultimo soglio dogale. L’accusa di sodomia in capo al Mocenigo è però solo il punto di partenza per una poderosa ricerca sull’omosessualità nella Venezia settecentesca. Un lavoro atteso da decenni che estende all’ultimo secolo della Serenissima le ricerche sul “vizio nefando” nella Venezia libertina.

Anche la libertà dei sensi, celebrata da Giacomo Casanova nell’ultima Venezia, ha una storia che va oltre la narrazione compiaciuta del carnevale, delle maschere, delle cortigiane e dei cicisbei. Immagine simbolo di un secolo, l’indebita ricerca di un piacere deviante dai confini procreativi e coniugali portava con sé il pericolo reale, antisociale, di un modo di vivere e di pensare in contrasto con i fondamenti morali dell’antico regime. Quando nel 1789 a candidarsi a ultimo doge della Serenissima fu Alvise V Sebastiano Mocenigo (1726-1795), un uomo tacciato di vivere apertamente una simile libertà, le reazioni dei più conservatori non si fecero attendere. Attraverso i dispacci delle corti europee, i pamphlet e i processi che il patrizio veneziano dovette subire, questo libro ricostruisce per la prima volta per intero la sua vita: dalle prestigiose ambasciate ricoperte a Madrid e a Parigi al disonore della condanna per sodomia che lo avrebbe portato a essere ricordato come un “doge infame”.

Vuoi approfondire il tema dell’omosessualità nella storia di Venezia?

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