Libertinismo in pillole

San Sebastiano nell’arte di Venezia tra Apollineo ed Erotismo

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San Sebastiano nell’arte di Venezia tra Apollineo ed Erotismo

Giovane ed efebico, nudo e tonico, legato dalle funi e trafitto dalle frecce. Così la Storia dell’Arte ha cristallizzato l’immagine di San Sebastiano, il militare romano martirizzato il 20 gennaio 288…

Le prime rappresentazioni del Santo sono in realtà assai lontane da questo immaginario: è soprattutto a partire dal XV secolo che l’interesse degli artisti per la rappresentazione del corpo e per la statuaria antica conduce la sua iconografia su questa strada fino renderlo una vera e propria icona gay.
San Sebastiano diventa così non solo il pretesto per dipingere la bellezza classica del corpo virile, ma viene ad incarnare un erotismo proprio: la posa del corpo si fa via via più contorta nel flettersi della muscolatura mentre il drappo sul pube si fa via via più essenziale, quasi a voler evidenziare, più che nascondere.
In una sovrapposizione ideale tra il corpo di Sebastiano e quello di Apollo, anche il patimento della tortura si tramuta in estasi. Questa sovrapposizione tra Apollo e Sebastiano, talvolta esplicita come nel caso di Tiziano che per dipingere il santo riprende proprio l’Apollo del Belvedere, non è l’unica. Le frecce che sul corpo di Sebastiano simboleggiano le pestilenze di cui, secondo la Leggenda Aurea, il santo è protettore, sono le medesime della faretra di Apollo, responsabile della peste degli Achei.
Con queste premesse, l’arte veneziana non poteva che raggiungere vette altissime nella rappresentazione di Sebastiano. Dalla morbida, nuda virilità di Bellini (non priva di malizia nell’accennare anche la peluria) alle sensualità manieriste più o meno esplicite di Pordenone, Tintoretto e Veronese, fino all’erotismo dichiaratamente drammatico della scultura di Vittoria: eccovi una carrellata di alcuni “Sebastiani” veneziani che non ci stancheremmo mai di guardare. (clicca nelle immagini per visualizzare la didascalia)

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