Libertinismo in pillole

Giulio Canal e il travestitismo nella Venezia barocca

libertinismo in pillole

Giulio Canal e il travestitismo nella Venezia barocca

Dai registri del Consiglio dei X, la storia di un nobile che spese una fortuna per vestire da donna il suo giovane amante.

Girando per la Venezia del 1640, peraltro proprio in questi giorni di Carnevale, poteva capitare di imbattersi in Giulio Canal e nel suo amante, un giovane travestito per cui si diceva avesse speso diversi ducati tra monili, catene d’oro e abiti da donna. Prima che della vicenda arrivasse ad occuparsi il Consiglio dei Dieci, passò del tempo, abbastanza da procurare al ragazzo la fama di condurre una “vita dissoluta e scandalosa”. La storia è doppiamente interessante. Innanzitutto perché mostra quale fosse il clima culturale della Venezia barocca, dove, nonostante la legislazione ostile (la sodomia era ufficialmente punita con la morte) il libertinismo aveva favorito lo sviluppo di una sottocultura omosessuale, nemmeno tanto nascosta. Dall’altro perché per la prima volta nella storia della Repubblica, determinante ai fini processuali non fu la prova dell’atto sessuale, quanto un determinato stile di vita, una specifica condizione esistenziale. Gli eventuali reati sessuali del Canal e del suo amante non vennero infatti minimamente provati, ma solo dedotti dai loro comportamenti esteriori. Ad ogni modo, quando si aprì il processo i due erano già riusciti a lasciare Venezia, così ai Dieci non restò che emettere una sentenza di bando perpetuo dai territori veneziani, aggravata da una taglia di 2000 lire.

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